Crisi economica e salute mentale

Crisi economica e salute mentale

  • 06/07/2016

La crisi economica ha degli effetti negativi sulla salute mentale. Aumentano, di pari passo con gli anni della crisi, il numero di studi che si sono occupati dell’argomento. In genere, in queste ricerche l’impatto della crisi viene valutato prendendo in considerazione misure di esito come i suicidi, i tentativi di suicidio o i disordini mentali che mostrano una certa varietà.

La ricerca pubblicata su BMC Public Health ha provato a valutare in che modo la salute mentale delle popolazioni di occupati e disoccupati fosse influenzata dalla recessione economica. Ma non solo, tra gli obiettivi specifici, vi sono stati quelli di esaminare, tra gli occupati e disoccupati, ‘come’ e ‘per chi’ vi fosse stato un impatto sullo stato mentale, tenendo conto nella valutazione dello stato di salute mentale anche della posizione socioeconomica, del livello di istruzione e dei possibili supporti sociali.

Crisi economica e salute mentale: i dati

Lo studio di prevalenza è stato condotto in Andalusia, una delle regioni più popolose della Spagna (circa 8,5 milioni di abitanti), a partire dai dati della Andalusian Health Survey condotta nel periodo precrisi (2007) e successivamente nel 2011. La popolazione presa in esame dalla ricerca ha un’età compresa tra i 19 e i 64 anni. Per valutare lo stato mentale è stato utilizzato il questionario SF-12; inoltre, è calcolato il tasso grezzo di prevalenza. Il modello di regressione lineare di Poisson è stato stratificato per le seguenti variabili: stato lavorativo, livello di istruzione, sforzo finanziario e supporto sociale. Età, sesso, principale fonte di guadagno, convivenza e stato lavorativo del partner  sono le altre variabili considerate come covariate di cui lo studio ha tenuto conto.

Stando ai risultati della ricerca, il livello di istruzione e lo stato lavorativo sono determinanti per capire la prevalenza di una scarsa salute mentale: fra gli occupati chi ha un livello di istruzione superiore non si sente minacciato dalla crisi mentre i disoccupati diplomati sentono maggiormente la pressione della crisi. Non solo, chi ha il diploma, sia fra i lavoratori che fra i disoccupati, è doppiamente colpito da uno stato mentale meno sano.

Sono stati coinvolti un totale di 3210 individui (di cui 1185 donne) nel 2007 e 3633 individui (di cui 1486 donne) nel 2011. Come era prevedibile, molte delle variabili sono rimaste stabili nel corso della ricerca anche se la percentuale dei disoccupati è passata dal 13,7% nel periodo precrisi al 39,3% in piena crisi economica. Al confronto con il periodo precrisi, nel 2011 fra chi aveva un lavoro la prevalenza di una salute mentale scarsa è aumentata per chi ha terminato la scuola secondaria mentre è diminuita in maniera consistente per chi ha conseguito la laurea. Nei disoccupati la prevalenza è cresciuta considerevolmente solo per coloro che hanno terminato gli studi secondari.
I dati hanno infine mostrato come un buon supporto sociale che sembra tamponare problemi di salute mentale in tutti i sottogruppi del contesto osservato, non sembra dare un valore aggiunto nel corso di un periodo di crisi.

Crisi economica e salute mentale: il messaggio chiave

Nell’insieme lo studio suggerisce che l’effetto della crisi economica sulla salute mentale è influenzato da complesse interazioni tra lo stato di occupazione e le variabili socio-economiche che devono essere considerate per indirizzare interventi appropriati. Senza dubbio la crisi economica attuale è associata negativamente ad uno stato mentale deteriorato, motivo per cui i risultati dello studio potrebbero essere utilizzati per porre in essere misure di supporto sociale rivolto proprio alle fasce di popolazione che sembrano emergere come le più colpite.

A cura di Norina Wendy Di Blasio

Fonte

Córdoba-Doña JA, Escolar-Pujolar A, San Sebastián M and Gustafsson PE. How are the employed and unemployed affected by the economic crisis in Spain? Educational inequalities, life conditions and mental health in a context of high unemployment. BMC Public Health 2016; 16: 267